Export di acciaio in frenata anche nel 2025

Pubblicato il 27/03/2026
Export di acciaio in frenata anche nel 2025

Le esportazioni in discesa per il terzo anno consecutivo. L’analisi dell’Ufficio Studi siderweb
 
L’export italiano di acciaio (prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione) si è confermato in discesa anche nel 2025. Lo scorso anno le esportazioni siderurgiche sono infatti scese in valore del 5,7% rispetto al 2024, passando da 20,9 miliardi di euro a 19,7 miliardi di euro. Questo quanto emerso dai dati pubblicati da Istat e rielaborati dall’Ufficio Studi siderweb.
Risultati, causati da un progressivo calo sia delle quotazioni che delle quantità vendute, che registrano quindi la terza frenata consecutiva dopo il biennio di crescita 2021-2022 (chiuso con un +51,7% e +23,8%).
L’export è calato della stessa misura dell’import, che ha perso anch’esso il -5,7% (21,1 miliardi di euro). L’Italia si è quindi confermata importatrice netta per circa 1,4 miliardi di euro.

Guardando ai dati per provincia, si rileva che le prime 20 province dell’acciaio nazionali hanno esportato acciaio per 16,3 miliardi di euro, con una contrazione del 5,1% rispetto ai 17,2 miliardi di euro del 2024. Si conferma la predominanza dei distretti lombardi nella Top 10, consolidando la geografia dei poli produttivi dell’acciaio italiani che si è venuta a creare dopo la crisi del 2008-2009.

Variazioni più alte della media sono state registrate dai poli di Genova (+8,3%), salita al 18esimo posto; Ravenna (+7,7%), salita in 11esima posizione; Verona (+5,5%), scesa di un gradino a 12esimo posto; Brescia (+2,0%), stabile al vertice.
Le province che hanno mostrato le performance negative significativamente più alte sono state quelle di Mantova (-14,9%), che ha perso una posizione e si è classificata quarta; Milano (-12,8%), stabile al sesto posto; Lecco (-12,1%), arretrato in nona posizione; Aosta (-11,8%), confermatasi 13esima.

Nella top 3 c’è stato dunque un avvicendamento rispetto al 2024: al primo posto si è confermata ancora la provincia di Brescia, seguita da Udine e Cremona. Brescia ha venduto fuori dall’Italia acciaio per 1,9 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto al 2024. A sostenere il parziale recupero del polo bresciano, dopo i cali dello scorso anno, sono state le performance positive di tutte e tre le categorie delle esportazioni: prodotti della siderurgia (+0,5%), tubi (+7,4%) e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio (+4%).
Al secondo posto c’è Udine, con un valore di 1,8 miliardi di euro, in frenata del 4,7%. Un risultato che ha portato la provincia friulana ad aumentare la sua distanza rispetto a Brescia, con la differenza tra le due aree passata da circa 3 milioni a 127 milioni di euro. I cali sono derivati dalla contrazione delle spedizioni dei prodotti della siderurgia (-4,3%) e agli altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio (-8,2%).
La provincia di Cremona, infine, ha guadagnato una posizione rispetto al 2024 (superando Mantova) e ha registrato esportazioni per un valore di 1,5 miliardi di euro, con una diminuzione del 2,8% annuo. In particolare, il polo cremonese ha evidenziato un aumento delle vendite di prodotti della siderurgia (+3,2%), che ha attenuato il calo di oltre l’8% delle esportazioni di tubi.

Taranto (sede di Acciaierie d’Italia) per il secondo anno consecutivo è rimasta fuori dalla Top 20. Il suo export in valore è passato dai 362 milioni di euro del 2022, ai 281 milioni del 2023, ai 70,4 milioni di euro del 2024 (-75%) fino ai 42,0 milioni del 2025, con un crollo del 40,3% rispetto all’anno precedente.

Terni (sede di Arvedi Ast) ha guadagnato una posizione grazie alla diminuzione delle esportazioni (-7,3%) inferiore a quella del polo di Lecco (-12,1%). Le esportazioni di prodotti della siderurgia sono diminuite del 7,8% e quelle di tubi del 20,8%, mentre le vendite di altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio sono aumentate del 19,7%.

Livorno (dove a Piombino opera JSW Steel Italy), ha abbandonato la 23esima posizione del 2024 ed è tornata in Top 20, posizionandosi 19esima. Nel 2025 il valore dell’export del polo livornese è stato di 188 milioni di euro, in calo del 4,6% a causa delle frenate dei prodotti della siderurgia e delle vendite all’estero di tubi.

Per maggiori informazioni: Siderweb
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Stati Uniti e paesi del Golfo potrebbero subire una forte battuta d’arresto a causa dei nuovi dazi annunciati e delle tensioni geopolitiche. Germania stabile, crollo della CinaNel 2025 l’export della meccanica varia italiana è cresciuto del 3,2%, in linea con l’aumento generale delle esportazioni nazionali del 3,3%. Il risultato mostra una performance superiore dell’Italia rispetto ai principali partner europei, ma non indica una completa solidità del settore. 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La situazione nei paesi del Golfo, zona di grande interesse per la meccanica italiana, potrebbe subire una forte battuta d’arresto; allo stesso modo, il recente annuncio della Casa Bianca di modifica dei dazi su prodotti in rame, alluminio e acciaio potrebbe avere un impatto significativo sul nostro export.» Va in questa direzione il sentiment delle imprese della meccanica varia: secondo l’ultimo sondaggio somministrato alle aziende associate, circa il 40% del campione prevede un calo dell’export nel primo semestre dell’anno. 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I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: edilizia e infrastrutture; movimentazione e logistica; produzione alimentare; produzione di energia; produzione industriale; sicurezza e ambiente.

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