UCIMU: nel secondo trimestre crescono gli ordini di macchine utensili (+22%) ordini esteri (+9,5%); ordini interni (+70,3%)

Pubblicato il 15/07/2025
UCIMU: nel secondo trimestre crescono gli ordini di macchine utensili (+22%) ordini esteri (+9,5%); ordini interni (+70,3%)

Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “anche questa ultima rilevazione dell’indice UCIMU conferma l’andamento positivo della raccolta ordini. Nonostante ciò, le preoccupazioni restano perchĂ© le condizioni di contesto peggiorano con il passare dei mesi”. 

Nel secondo trimestre 2025, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE segna un incremento del 22% rispetto al periodo aprile-giugno 2024. In valore assoluto l’indice si è attestato a 64,4 (base 100 nel 2021). 

Il risultato è stato determinato dall’incremento registrato dalla raccolta ordini sia sul mercato estero che interno.

In particolare, gli ordini raccolti sul mercato domestico hanno segnato un incremento del 70,3%, rispetto al secondo trimestre del 2024, per un valore assoluto di 54,0.

Sul mercato estero la raccolta commesse è risultata in crescita del 9,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 74,6. 

I risultati verranno presentati durante la Prima Giornata Economica organizzata oggi da UCIMU con l’obiettivo di illustrare alle imprese associate (oltre una quarantina le aziende accreditate) tipologia e modalità di fruizione dei dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di Impresa.

Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “anche questa ultima rilevazione dell’indice UCIMU conferma l’andamento positivo della raccolta ordini che i costruttori italiani di macchine utensili rilevano da quattro trimestri consecutivi. Nonostante ciò, le preoccupazioni restano perchĂ© le condizioni di contesto peggiorano con il passare dei mesi”. 

“Osservando gli indici assoluti - ha proseguito Riccardo Rosa - appare ancora evidente la debolezza della domanda, in particolare di quella domestica. L’incremento registrato dai costruttori sul mercato interno è tale anche e soprattutto perchĂ© si confronta con un trimestre (il secondo del 2024) davvero disastroso, il peggiore degli ultimi 10 anni a esclusione di quello del 2020 che coincideva con l’esplosione della pandemia”. 

“Sul fronte estero, le ultime dichiarazioni del presidente Trump e il contenuto della lettera inviata alla presidente della Commissione Europea con la quale annuncia nuove aliquote daziali per i prodotti di provenienza EU sono certamente sconfortanti. Ancora una volta noi imprenditori del manifatturiero dobbiamo mantenere i nervi saldi e attendere gli sviluppi, ben sapendo che l’atteggiamento del presidente degli Stati Uniti è a dir poco imprevedibile. La guerra all’export Made in Europe sarebbe una penalizzazione pesantissima non solo per l’Area Euro ma anche per gli USA e per la popolazione in particolare. Dunque - ha aggiunto Riccardo Rosa - confidiamo nella capacitĂ  di dialogo delle autoritĂ  di Bruxelles nel ricondurre Trump ad una negoziazione ragionevole. A questo punto però non possiamo piĂą prescindere da un piano alternativo nel caso in cui il dialogo non porti ai risultati sperati”. 

“Questo perchĂ© il protrarsi di tale situazione alimenta incertezza che, non posso che ribadirlo, è il primo fattore di blocco agli investimenti in tecnologie di produzione non solo con riferimento al mercato statunitense. La situazione è ormai generalizzata, impatta su tutte le filiere in cui siamo presenti, in tutti quei mercati che esportano beni sull’altra sponda dell’oceano; penso all’automotive, alla meccanica varia, alla componentistica”. 

“A fronte dell’enorme lavoro che stanno facendo le imprese per differenziare mercati e settori di sbocco, chiediamo alle autorità europee di accelerare sulla pianificazione di accordi di libero scambio con paesi che stanno vivendo, o si accingono a vivere, una lunga stagione di sviluppo, a partire dall’Africa e da alcune aree dell’Asia. Ma parallelamente chiediamo un intervento forte per limitare la burocrazia a favore dei player economici che risiedono e operano nel Vecchio Continente così da liberare tutte le potenzialità che il nostro vero mercato interno, l’UE, può ancora esprimere”.


“Strettamente connesso a ciò è il tema dell’automotive. Alle autoritĂ  di governo italiane chiediamo si facciano portavoce nelle sedi europee della necessitĂ  di un ripensamento dei tempi e delle modalitĂ  con cui assicurare la neutralitĂ  dell’impatto sull’ambiente del settore che piĂą di ogni altro ha sostenuto lo sviluppo dell’Europa”. 
“Non siamo contrari alla transizione verso forme di mobilità alternative all’endotermico ma riteniamo che questo passaggio debba essere affrontato senza pregiudizi: facendo valere il principio di neutralità tecnologica, fissando gli obiettivi di riduzione delle emissioni e lasciando libero il mondo delle imprese di scegliere le tecnologie per raggiungerli. Anche perché nel conto della sostenibilità di questo processo di transizione occorre considerare, oltre all’impatto ambientale, anche quello economico e sociale. E, in una situazione così complicata anche dalla guerra commerciale, il rischio di desertificazione industriale è sempre più concreto. Non possiamo assolutamente permetterlo”.


“Sul fronte interno - ha concluso il presidente Riccardo Rosa - con l’auspicio Transizione 5.0 possa ancora godere di una proroga oltre il 31 dicembre così da permettere ai costruttori di macchine utensili e, in generale di macchinari, di poter raccogliere un ulteriore giro di ordini, sottolineiamo la necessità di aprire appena possibile, già dopo la pausa agostana, un tavolo di confronto sulle esigenze delle imprese manifatturiere così da indirizzare al meglio le linee su cui costruire la politica industriale dei prossimi anni, visto che i provvedimenti di cui abbiamo potuto disporre, 4.0 e 5.0, stanno arrivando al capolinea. A Confindustria e alle autorità di governo ribadiamo la disponibilità di UCIMU a partecipare ai gruppi di lavoro che speriamo possano portare ad un nuovo necessario piano programmatico di sostegno all’evoluzione del manifatturiero del paese”.

Per maggiori informazioni: UCIMU

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Dopo un 2024 davvero complicato, il 2025 è risultato piuttosto fiacco per i costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione che hanno visto crescere di poco la produzione, frenata dal calo dell’export a cui non si è contrapposta una sufficiente ripresa dell’attivitĂ  sul mercato interno. Il 2026 sarĂ  migliore ma le previsioni sono cautelative a causa della forte instabilitĂ  del contesto. Questo, in sintesi, quanto emerge dai dati di preconsuntivo 2025 e previsione 2026 appena rilasciati dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE. In particolare, nel 2025, la produzione si è attestata a 6.420 milioni di euro, segnando un incremento dell’1,5% rispetto all’anno precedente. L’anno è stato caratterizzato da una forte contrazione dell’export che si è ridotto a 3.710 milioni, il 13,2% in meno del 2024. Quasi tutti i principali mercati di destinazioni del made in Italy settoriale hanno registrato segno meno, a conferma della difficile situazione internazionale.Secondo l’elaborazione UCIMU sui dati ISTAT, nel periodo gennaio-settembre 2025 (ultimo dato disponibile), principali mercati di sbocco dell’offerta italiana di sole macchine utensili sono risultati: Stati Uniti (423 milioni di euro, -8,1%), Germania (196 milioni di euro, -29,7%); Francia (145 milioni, -0,5%), India (135 milioni -4,2%), Polonia (135 milioni, +13,3%). Sul fronte interno la ripresa del consumo, cresciuto del 20,5% a 4.465 milioni, ha trainato la crescita delle consegne dei costruttori italiani sul mercato domestico che si sono attestate a 2.710 milioni, il 32% in piĂą rispetto all’anno precedente. Nonostante gli incrementi di questi due indicatori siano significativi, i risultati sono poco soddisfacenti perchĂ© restano ancora molto inferiori ai valori ottenuti negli anni precedenti.Il dato di export/produzione è tornato a scendere fermandosi a 57,8% Per il 2026, le previsioni elaborate dal Centro Studi UCIMU indicano una crescita (ancora) moderata dei principali indicatori economici. In particolare, nel 2026, la produzione crescerĂ , attestandosi a 6.590 milioni (+2,6% rispetto al 2025).Tale risultato sarĂ  determinato sia dal ritorno in campo positivo delle esportazioni (+0,7%) rispetto al valore del 2025, attestandosi a 3.735 milioni di euro, sia dall’incremento delle consegne dei costruttori italiani che cresceranno a 2.855 milioni di euro (+5,4% rispetto al 2025), sostenute dall’aumento della domanda domestica.Il consumo italiano di macchine utensili, robot e automazione crescerĂ  a 4.730 milioni, pari al 5,9% in piĂą rispetto al 2025. Anche le importazioni potranno giovarsi della ripresa della domanda interna, come dimostra il dato di previsione che indica una crescita, del 6,8%, a 1.875 milioni di euro.Il dato di export/produzione scenderĂ  ancora, fermandosi a 56,7%.Riccardo Rosa, presidente UCIMU, ha così commentato: “Dopo un 2024 davvero complicato, il 2025 si è confermato l’anno di inversione di tendenza con il passaggio dal segno meno alla crescita, seppur timidissima, registrata dal dato di produzione. 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