Export della meccanica cresciuto nel 2025, ma preoccupazione per i nuovi mercati di riferimento

Pubblicato il 30/04/2026
Export della meccanica cresciuto nel 2025, ma preoccupazione per i nuovi mercati di riferimento

Stati Uniti e paesi del Golfo potrebbero subire una forte battuta d’arresto a causa dei nuovi dazi annunciati e delle tensioni geopolitiche. Germania stabile, crollo della Cina

Nel 2025 l’export della meccanica varia italiana è cresciuto del 3,2%, in linea con l’aumento generale delle esportazioni nazionali del 3,3%. Il risultato mostra una performance superiore dell’Italia rispetto ai principali partner europei, ma non indica una completa solidità del settore. La crescita è guidata da specifiche aree geografiche, mentre il mercato interno resta stagnante.
 
Un’importante quota del surplus export si concentra negli Stati Uniti, che si sono confermati il primo paese di destinazione per la meccanica Anima nel 2025 con oltre 4,9 miliardi di euro (+12,3%), ma il recente annuncio della Casa Bianca di dazi aggiuntivi su articoli in alluminio e acciaio, alcuni articoli di rame e alcuni articoli derivati in alluminio e acciaio, potrebbe impattare fortemente sull’export della meccanica rappresentata da Anima Confindustria.
 
«La crescita del 2025 riflette una redistribuzione geografica della domanda, con concentrazione su pochi mercati chiave e indebolimento di altri», afferma Pietro Almici, presidente Anima Confindustria. «Il dato va quindi letto con attenzione, soprattutto alla luce dell’attuale contesto macroeconomico, caratterizzato da aspettative industriali in calo e aumento dei costi, ma soprattutto da un clima di incertezza che regna a livello internazionale. La situazione nei paesi del Golfo, zona di grande interesse per la meccanica italiana, potrebbe subire una forte battuta d’arresto; allo stesso modo, il recente annuncio della Casa Bianca di modifica dei dazi su prodotti in rame, alluminio e acciaio potrebbe avere un impatto significativo sul nostro export.»
 
Va in questa direzione il sentiment delle imprese della meccanica varia: secondo l’ultimo sondaggio somministrato alle aziende associate, circa il 40% del campione prevede un calo dell’export nel primo semestre dell’anno. Le aziende sono particolarmente preoccupate dal futuro del mercato americano e dall’attuale situazione in medio Oriente.
 
«Proprio perché il 2025 ha confermato la forza dell’export della meccanica, il quadro internazionale attuale risulta ancora più critico; tuttavia, il comparto mantiene una presenza strutturata e una capacità competitiva sui mercati globali, a partire dall’area del Golfo Persico, anche tramite risultati come il Memorandum siglato tra Anima e la Camera di Commercio Italo-Araba per rafforzare le opportunità di internazionalizzazione.» Sul piano internazionale le tensioni nei paesi del Golfo rappresentano quindi un rischio elevato, tanto per l’export quanto per l’aumento possibile dei costi energetici - fino a 21 miliardi per le imprese italiane (Congiuntura Flash Confindustria, aprile 2026).
 
I paesi Ue27 rimangono il principale mercato per la meccanica varia, come evidenziato dalle analisi dell’Ufficio Statistica di Anima Confindustria: +2,4% e oltre 17 miliardi di euro. La Germania si conferma il primo partner commerciale europeo, con 3,7 miliardi di euro e una sostanziale stabilità con il 2024 (+0,2%). La Francia cala dello 0,8%, mentre la Spagna registra la crescita maggiore (+11,2%). La Polonia(1,16 miliardi di euro e +4,3%) sale al settimo posto nella classifica delle esportazioni italiane, superando la Cina(-14,1%).
 
Considerando Asia e medio Oriente, l’export si concentra su pochi paesi ad alto valore e categorie strategiche. L’Arabia Saudita sale al primo posto tra i mercati di destinazione, con 1,4 miliardi di euro esportati e +4,3% rispetto al 2024, la Cina scende a 1,13 miliardi di euro e Singapore crolla (-46,5%), mentre le crescite maggiori nel 2025 si sono concentrate negli Emirati Arabi Uniti (+27,1%) e in Qatar (+18,1%).
 
Nel resto del mondo, importante balzo dell’Algeria (+70,6%) e dell’Australia (+10,8%), che entrano a far parte dei primi 20 paesi di destinazione della meccanica italiana. Anche il Sud America si conferma un’area di grande rilevanza. A rafforzare ulteriormente la proiezione strategica di Anima in Sud America concorrono: l’avvio dal 1° maggio dell’accordo Ue-Mercosur, fortemente sostenuto dal governo e destinato a consolidare uno dei più ampi spazi commerciali integrati a livello globale, con progressiva eliminazione dei dazi sul 91% dei prodotti, la missione del Sistema Confindustria in Argentina e Brasile dal 7 all’11 settembre su industria ed energia, la partecipazione collettiva di Anima alla fiera “ROG.e Energy” e il Memorandum con Adimra siglato nel giugno 2025 (l’Associazione degli Industriali Metallurgici della Repubblica Argentina).
 
Passando infine all’import, la Germania si conferma primo paese di provenienza con 3,99 miliardi di euro (+9,4%), seguita dalla Cina e dagli Stati Uniti. A livello di aree geografiche, l'Ue27 assorbe la quota predominante (56,4% del totale), mentre l’Asia Orientale si afferma come secondo polo di approvvigionamento (Elaborazione Ufficio Statistica & Market Intelligence Anima su dati Istat).
 
«L’industria meccanica varia e affine si trova oggi in una fase molto critica e del tutto incerta, in cui la crescita dell’export non è sufficiente a compensare le criticità strutturali legate ai costi energetici e all’assenza di una vera e propria politica industriale», conclude il presidente Almici. «In uno scenario che resta del tutto imprevedibile, è imprescindibile una riduzione dei costi energetici e prioritario che le istituzioni europee rimettano al centro la manifattura, per evitare che le attuali tensioni ci conducano verso una crisi industriale più profonda».

ANIMA Confindustria è l'organizzazione industriale di categoria che, all'interno di Confindustria, rappresenta le aziende della meccanica varia e affine, un settore che occupa 224.006 addetti per un fatturato di 59,1 miliardi di euro e una quota export/fatturato di circa il 60% (previsioni 2025 Ufficio Studi Anima). I macrosettori rappresentati da ANIMA sono: edilizia e infrastrutture; movimentazione e logistica; produzione alimentare; produzione di energia; produzione industriale; sicurezza e ambiente.

Per maggiori informazioni: Anima Confindustria
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05/10/2026 Leggi di più

Export siderurgico, i primi dieci poli valgono 6,9 miliardi di euro

Nel primo semestre 2026 le esportazioni dei principali distretti siderurgici crescono dell’1,9%. Import in calo del 9,2% La siderurgia italiana tiene sui mercati esteri, ma con velocità molto diverse tra territori.  Nel primo semestre 2026 le esportazioni in valore di prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio dei primi dieci poli siderurgici italiani hanno sfiorato i 6,9 miliardi di euro, contro i 6,7 miliardi dello stesso periodo del 2025, segnando una crescita dell’1,9%.Il dato dei primi dieci poli risulta più dinamico rispetto all’andamento complessivo delle esportazioni: in totale sono calate dello 0,1% in valore nel semestre, a fronte di un incremento dello 0,2% in quantità. Una leggera diminuzione, spiega l’Ufficio Studi siderweb, dovuta alla riduzione dei prezzi di vendita.La classifica conferma al vertice Brescia. Udine mantiene la seconda posizione e Cremona la terza. La graduatoria registra però movimenti significativi: Milano guadagna due posizioni, Reggio Emilia ne guadagna una, mentre Bergamo perde due posizioni e Lecco una.Brescia rafforza la leadership. Milano saleIl polo bresciano si conferma il principale polo siderurgico italiano per valore dell’export e registra una crescita del 7,1%. L’aumento consente a Brescia di ampliare il vantaggio su Udine: il differenziale tra i primi due poli passa da 74,7 a 96,5 milioni di euro.Udine mantiene la seconda posizione con un incremento dell’export del 5,3%. È però Cremona a registrare la crescita più forte tra i primi dieci poli, consolidando il terzo posto: +12,6%. Il polo di Mantova, quarto in classifica, registra una contrazione dell’export del 5,8%. Movimento significativo per Milano, che con un incremento del 4,5% sale di due posizioni. Vicenza conserva la sesta posizione con un valore dell’export sostanzialmente invariato rispetto al primo semestre 2025. Il dato più negativo della graduatoria è quello di Bergamo, che registra una contrazione dell’export del 19,5% e perde due posizioni. All’opposto, Reggio Emilia segna uno degli incrementi più rilevanti, con un +11,1%, e sale di una posizione. Terni cresce del 7,8% e mantiene l’ottavo posto. Chiude la top 10 Lecco, con un export in calo del 3%.Quanto a Taranto, sede del polo siderurgico di Acciaierie d’Italia, anche nel primo semestre 2026 è fuori dalla top 20. L’export è sceso dell’86,5%. Nel 2025, il valore era calato del 40,3% rispetto all’anno prima, fermandosi a 42 milioni di euro (erano stati 362 milioni nel 2022). Import: dai primi dieci poli 500 milioni di euro in menoIl quadro cambia sul fronte degli acquisti dall’estero. Nel primo semestre 2026 le importazioni dei primi dieci poli siderurgici sono diminuite del 9,2%, passando da 5,8 a 5,3 miliardi di euro: circa 500 milioni di euro in meno in un anno.A livello nazionale la contrazione è ancora più marcata: le importazioni di prodotti della siderurgia, tubi e altri prodotti della prima trasformazione dell’acciaio diminuiscono del 13% in valore e del 15,9% in quantità.Particolarmente rilevante la diversa dinamica tra fornitori europei ed extra Ue. Le importazioni in quantità dai Paesi extra Ue diminuiscono del 22,5%, pari a circa 1,6 milioni di tonnellate, mentre quelle dai Paesi Ue calano del 2,1%. Nel quadro delineato dall’analisi dell’Ufficio Studi siderweb, la riduzione degli acquisti extra Ue è collegata anche all’entrata a regime del Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere (Cbam).

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