Un'area con criticità ma con grandi possibilità di crescita. Questo il quadro emerso al convegno "Acciaio europeo: il Mediterraneo torna protagonista", organizzato da siderweb in collaborazione con Sideralba
Il Mediterraneo si conferma crocevia di investimenti e sviluppo per il comparto siderurgico: 16 Paesi produttori primari di acciaio e un output che nel 2024 è stato pari a poco più di 100 milioni di tonnellate, superiore a quello degli Stati Uniti. Il ruolo centrale dell’area viene confermato dal numero degli investimenti annunciati che renderanno il Mediterraneo teatro di un grosso processo di sviluppo e di rinnovamento della propria siderurgia.
Negli Stati dell'area ci sono una quarantina di impianti che si affacciano direttamente sul mar Mediterraneo, con una capacità produttiva complessiva di poco superiore ai 90 milioni di tonnellate. «Uno dei dati più interessanti – ha rilevato Stefano Ferrari (Responsabile dell’Ufficio Studi di siderweb) – è relativo al numero degli investimenti annunciati: sono in corso di progettazione o realizzazione sei impianti greenfield e sei impianti brownfield, per una capacità produttiva di circa 28 milioni di tonnellate». Per quanto riguarda il commercio estero di acciaio, il Mediterraneo è centrale per l'Italia, con il 20% dell'import tricolore che proviene da Paesi che si affacciano su questo mare ed il 27% dell'export che è destinato nei medesimi Stati. «Il Mediterraneo presenta alcuni evidenti elementi di criticità – ha concluso Ferrari –, legati all'eterogeneità politico-economica, alle incertezze geopolitiche e ai conflitti in corso. Di contro, la numerosità della popolazione, gli spazi di crescita economica presenti e la demografia di alcuni dei Paesi esaminati delineano forti possibilità di sviluppo futuro per l'acciaio e potrebbero contribuire anche alla crescita dell'acciaio "Made in Italy"».
Paolo Morandi (Ceo di siderweb) ha evidenziato la necessità di identificare le sfide e le opportunità per la siderurgia europea, sottolineando in questo senso la centralità del Mediterraneo per il futuro del settore in quanto area che «rappresenta da sempre un crocevia commerciale tra Europa, Africa e Asia».
In questa macroarea mediterranea sono necessari «progetti mirati per il ripristino e la creazione di capacità produttiva. Pertanto, investimenti come quelli avviati da Marcegaglia in Francia e da Metinvest a Piombino, oltre al rilancio e alla modernizzazione dell’ex Ilva di Taranto, sono esempi virtuosi dell’attenzione che la siderurgia sta dedicando al Mar Mediterraneo», ha sottolineato Luigi Rapullino, Ceo di Gruppo Rapullino e Sideralba. «Il comparto oggi sta fronteggiando l’incertezza derivante dalle guerre, dalla prossima entrata in vigore del Cbam, dai costi dell’energia tra i più elevati rispetto al resto d’Europa, dalla sovraccapacità globale. Sfide che chiedono agli imprenditori del settore di guardare con lungimiranza e di dimostrare, ancora una volta, quanto la siderurgia italiana sia in grado di adattarsi e innovare. Però, per continuare in questa direzione, serve la politica che, oltre che sulla produzione, deve ragionare anche sulla concorrenza a basso costo dei Paesi terzi e salvaguardare anche il settore della distribuzione e del commercio», conclude Rapullino.
Durante la tavola rotonda, Antonio Marcegaglia, presidente e Ceo di Marcegaglia Steel, ha dichiarato: «Considerando che i consumi, in Europa, ma anche in tutte le economie avanzate, sono strutturalmente in diminuzione, nel primo semestre di quest'anno la domanda non è stata certamente brillante, ma ha tenuto se guardiamo allo stesso periodo dell’anno scorso. Credo di poter dire che abbiamo anche una percezione più negativa rispetto alla realtà. Io non sono così pessimista: alla luce di una probabile normalizzazione del quadro geopolitico, dei dazi, nonché dell’impatto sulle importazioni derivante dalle quote di Salvaguardia e dalla Cbam, a partire dal quarto trimestre prevedo un recupero della domanda apparente e anche dei prezzi e, quindi, della marginalità. Questo recupero potrà consolidarsi nel 2026, anche grazie alla messa a terra dei progetti del Pnrr. Non dimentichiamo, infine, che il nostro Paese sta performando meglio di altri, a partire da Germania e Francia, e ha un tessuto imprenditoriale resiliente e capace di adattarsi direi quasi all’istante».
Riccardo Maria Monti, presidente di Gruppo Triboo, ha dichiarato l’interesse del Gruppo Jindal verso il siderurgico tarantino, in particolare «dopo la realizzazione del proprio progetto in Oman e dal bisogno del gruppo di avere un punto di sbocco per l’Italia, l’Europa e il Mediterraneo». Per la siderurgia italiana e l’area mediterranea sarà fondamentale «creare una filiera integrata che tenga conto di tutti gli attori presenti ed emergenti, come Libia, Turchia, Egitto e la nuova Siria. Il mar Mediterraneo rappresenta il futuro della nuova filiera globale dell’acciaio, caratterizzata da catene del valore più corte rispetto al passato, e l’Italia sarà centrale per la sua straordinaria capacità di competere». Questi fattori – ha concluso Monti – «spiegano il grande interesse di Jindal, anche se adesso c’è una altro attore prioritario nella trattativa».
Roberto Re, Ceo degli asset produttivi di Metinvest in Italia, ha evidenziato la centralità di Piombino nel panorama degli investimenti del Mediterraneo. Re ha dichiarato: «L'idea di investire in un impianto di produzione di coils nasce nel 2018, ma ha subito un'accelerazione in seguito all’aggressione russa e alla distruzione della capacità produttiva del gruppo. Metinvest si è trovata nella condizione di dover investire e di riprendersi quei mercati nel quale eravamo attori protagonisti». Perciò, per la sua posizione e «la sua storia siderurgica, la decisione di investire in Italia è stata naturale, in particolare in una zona con un know-how di un certo livello come Piombino», ha continuato Re. Il progetto si trova dunque «in una fase avanzata, è già stato ingegnerizzato e il 23 maggio scorso abbiamo raggiunto l’accordo di programma con le istituzioni. Questo ci permetterà di potare a termine un investimento da circa 2,5 miliardi di euro che sarà in grado di produrre attorno ai 2,7 milioni di tonnellate di coils a caldo, con l'obiettivo di avviare la prima produzione a fine del 2028». Il mercato di riferimento della nuova acciaieria sarà pertanto «quello italiano e quello del bacino del Mediterraneo, accelerando un progetto che utilizzerà rottami ferrosi e Dri e sarà anche predisposto all’utilizzo dell’idrogeno green».
Giancarlo Quaranta, commissario di Acciaierie d’Italia in A.S., ha sottolineato come il punto di svolta per il futuro siderurgico tarantino sia l’accordo di programma. «In questa fase – ha detto – non è possibile entrare nel merito della trattativa di vendita per motivi di riservatezza, ma una delle condizioni indicate da tutti i partecipanti al bando di gara è il rilascio dell’AIA, rispetto al quale l’accordo di programma è propedeutico. La decarbonizzazione del sito ha assunto un ruolo determinante e condiviso da tutti i soggetti coinvolti. Si è consapevoli che una transizione ecologica così radicale richiederà il tempo necessario all’approvvigionamento e all’installazione delle necessarie unità produttive, che gradualmente porteranno alla fermata degli impianti attuali. Parallelamente sarà indispensabile ricorrere al riassetto della politica di approvvigionamento energetico e delle materie prime essenziali al nuovo processo produttivo, sostituendo il minerale di ferro col DRI».
Amb 2026: i processi collaborativi guidano l’automazione
Tema centrale: Automazione: Patrick Schwarzkopf (VDMA) parla di processi collaborativi, intelligenza artificiale e automazione per le PMI tramite soluzioni No-CodeQuando le aziende manifatturiere puntano a rendere i propri processi più efficienti e flessibili, le soluzioni di automazione assumono un ruolo centrale, soprattutto negli ambiti in cui persone e macchine collaborano sempre più strettamente. L'AMB 2026 affronta questo tema centrale con un approccio pratico e mostra come i processi collaborativi si stiano evolvendo lungo l'intera filiera della lavorazione per asportazione di truciolo. Nell'intervista, Patrick Schwarzkopf, Direttore Generale dell'Associazione di settore VDMA per Robotica e Automazione, analizza i principali fattori che stanno guidando questa evoluzione e offre una panoramica sugli sviluppi che le aziende dovrebbero tenere sotto osservazione.L'automazione come uno dei tre temi centrali: i processi collaborativi acquistano sempre maggiore importanzaAMB: L'industria della robotica e dell'automazione prevede per il 2026 un calo del fatturato del 5%; ciononostante, la pressione sulle aziende manifatturiere affinché automatizzino i propri processi continua a crescere. Perché proprio questo è il momento giusto per puntare sui processi collaborativi e quali fattori spingono le imprese a compiere questo passo?Patrick Schwarzkopf: È vero, stiamo ancora osservando una marcata prudenza negli investimenti, dovuta a diverse ragioni: dalle tensioni geopolitiche alle ben note criticità legate alla competitività dei siti produttivi. Tuttavia, la tendenza verso l'automazione resta inalterata. Nei prossimi anni il cambiamento demografico si farà ancora più evidente; per questo sarà necessario automatizzare un numero crescente di attività, così da supportare il personale qualificato che rimarrà disponibile. Solo così potremo rimanere competitivi. Sarà determinante l'interazione tra uomo e macchina. Il rapidissimo sviluppo dell'intelligenza artificiale (di seguito IA), in particolare dell'IA generativa e della cosiddetta IA fisica, apre nuove possibilità, ad esempio attraverso gli agenti di IA (Agentic AI) e grazie a un utilizzo e a una programmazione delle soluzioni di automazione molto più semplici.AMB: Per molto tempo l'automazione è stata concepita soprattutto per la produzione in grandi serie. Oggi, invece, le soluzioni robotiche rappresentano un'opzione concreta anche per le piccole serie. A che punto è arrivata questa evoluzione e di cosa ha concretamente bisogno una piccola impresa per introdurre l'automazione nel proprio processo produttivo?Patrick Schwarzkopf: L'automazione per le PMI sta compiendo enormi passi avanti. Lo sviluppo tecnologico degli ultimi anni è stato straordinario e ha ridotto sensibilmente le barriere d'ingresso per le piccole e medie imprese. Sono tipici gli scenari di "Low Volume, High Mix", caratterizzati da bassi volumi produttivi e da un'elevata varietà di prodotti. In questi contesti è fondamentale che la programmazione possa essere eseguita in modo rapido, semplice e senza un grande impegno da parte del personale. A questo scopo oggi esistono numerose soluzioni No-Code, che non richiedono alcuna conoscenza di linguaggi di programmazione. I flussi di automazione possono essere configurati tramite interfacce grafiche con funzionalità di drag-and-drop, mentre le traiettorie dei robot possono essere apprese mediante guida manuale (hand guiding) e memorizzate con la semplice pressione di un pulsante. I principali produttori offrono ormai da tempo soluzioni specificamente sviluppate per rispondere alle esigenze delle PMI. Spesso sono sufficienti configurazioni pragmatiche, ad esempio un robot che lavora durante la notte, consentendo così un significativo incremento della produttività. L'ostacolo è spesso meno tecnologico che culturale: molte aziende continuano a ritenere che l'automazione sia inevitabilmente troppo complessa o troppo costosa. Questa convinzione è ormai superata, perché le soluzioni esistono già e sono facilmente osservabili in fiere specializzate come l'AMB. Un utile punto di riferimento è, ad esempio, Go4Robotics, la piattaforma online della International Federation of Robotics (IFR).AMB: Se la programmazione e l'utilizzo diventano più semplici, anche la collaborazione diretta tra uomo e robot si fa sempre più concreta. Oggi i due lavorano sempre più spesso fianco a fianco, senza la necessità di barriere di protezione: è stato proprio lo sviluppo di sistemi di sensoristica supportati dall'IA a rendere questa modalità realmente praticabile. Quali cambiamenti concreti comporta tutto questo sullo shop floor e in che modo le aziende devono ripensare i processi e il ruolo delle persone?Patrick Schwarzkopf: I robot collaborativi (cobot) sono ormai ben affermati. In molte applicazioni, tuttavia, si parla più propriamente di "coesistenza": uomo e robot operano senza barriere di protezione, rendendo possibile un'interazione diretta e sicura. Un ulteriore livello di collaborazione ancora più stretta lo stiamo osservando oggi con la robotica umanoide. In questo ambito l'IA sta compiendo progressi straordinari: i robot sono sempre più capaci di interpretare l'ambiente circostante e di agire in modo autonomo e appropriato. Sebbene sia ancora necessario svolgere un importante lavoro pionieristico, i robot umanoidi stanno progressivamente uscendo dai laboratori di ricerca e trovano già le prime applicazioni sperimentali in ambito industriale. Prima che questa tecnologia raggiunga una piena maturità per un impiego diffuso sarà necessario ancora del tempo. Al contempo, però, la robotica umanoide sta accelerando l'evoluzione dell'interazione stretta tra uomo e macchina, ad esempio grazie alla possibilità di comunicare verbalmente con i robot.AMB: Molti di questi sviluppi possono essere valutati al meglio osservandoli dal vivo. A settembre, l'AMB riunirà a Stoccarda l'intero ecosistema della lavorazione dei metalli per asportazione di truciolo: produttori, utilizzatori e mondo della ricerca sotto lo stesso tetto. Quale contributo può offrire questa combinazione unica per favorire una più ampia diffusione dell'automazione collaborativa? E perché la visita alla fiera è imprescindibile per tutte le aziende che operano nella lavorazione dei metalli e stanno valutando l'introduzione di soluzioni di automazione?Patrick Schwarzkopf: Uno sguardo ai dati ne evidenzia chiaramente l'importanza: secondo la International Federation of Robotics (IFR), il Machine Tending – ossia il carico e lo scarico automatico dei pezzi sulle macchine utensili – rappresenta una delle principali applicazioni della robotica. Nel corso di un decennio, le nuove installazioni annuali di robot destinati alle operazioni di handling sulle macchine utensili sono aumentate da 14.500 unità nel 2015 a 19.000 unità nel 2024. I dati preliminari dell'IFR indicano che anche nel 2025 il trend proseguirà con una crescita significativa, a doppia cifra. Negli ultimi anni è aumentato sensibilmente anche l'impiego dei robot collaborativi (cobot): nel 2024 sono stati installati a livello mondiale circa 65.000 cobot, pari al 12% di tutti i robot industriali. Gli incrementi più rilevanti si registrano nel settore della robotica mobile, che consente di collegare in modo flessibile diverse macchine produttive, ad esempio mediante manipolatori mobili, ossia piattaforme mobili equipaggiate con un braccio robotico. È difficile trovare una panoramica così completa, concentrata e specifica per il settore come quella offerta da una fiera specializzata. All'AMB, infatti, è possibile vedere e sperimentare concretamente le soluzioni di automazione dedicate alla lavorazione dei metalli per asportazione di truciolo.AMB: Grazie per l'intervista, signor Schwarzkopf.Focus sull'automazione all'AMB 2026 nell'Oskar-Lapp-Halle (Padiglione 6)L'automazione sarà protagonista dell'AMB 2026 in quasi tutti i padiglioni fieristici: dai costruttori di macchine utensili dotate di sistemi di automazione fino alle soluzioni dedicate agli utensili e alle tecnologie di serraggio, ad esempio per l'attrezzaggio automatico. Un punto di riferimento particolare sarà l'Oskar-Lapp-Halle (Padiglione 6), che ospiterà l'area "Automazione e tecnologie di handling". Qui numerose aziende espositrici – tra cui FANUC, KUKA, Cellro, RoboJob, Wassermann Technologie e molte altre – presenteranno le loro più recenti soluzioni per la produzione e la gestione dei processi. Vale la pena consultare l'elenco degli espositori, perché qui i visitatori professionali possono vedere dal vivo come robotica, automazione collaborativa, approcci Industria 4.0 e IIoT (Industrial Internet of Things) stiano evolvendo i processi di lavorazione per asportazione di truciolo, introducendo nuove soluzioni e nuovi impulsi all'innovazione del settore.Informazioni sull'AMBDal 1982 l'AMB presenta gli highlight dell'industria metallurgica internazionale. "Where metal comes alive": anche nel 2026 sarà un appuntamento fisso nelle agende del settore, quest'anno dal 15 al 19 settembre. È il mercato internazionale e il luogo di incontro per la lavorazione dei metalli per asportazione di truciolo, dove vengono presentati gli ultimi prodotti, tecnologie, innovazioni, servizi e concetti in tutte le loro sfaccettature. L'AMB è sostenuta dagli associazioni di riferimento VDMA Präzisionswerkzeuge, VDMA Software und Digitalisierung e VDW Verein Deutscher Werkzeugmaschinenfabriken e.V. (Associazione tedesca dei costruttori di macchine utensili).
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