CECIMO ha esaminato le sfide che il settore dovrà affrontare nel 2026 e ha discusso dei rischi e delle opportunità futuri, in un contesto ancora caratterizzato dall'incertezza politica ed economica.
Situazione economica e prospettive
Nel 2025, il settore europeo delle macchine utensili ha continuato a trovarsi in un contesto economico difficile, con una domanda debole e una concorrenza globale più agguerrita che hanno messo sotto pressione le aziende associate a CECIMO. Si stima che la produzione europea di macchine utensili sia diminuita di circa il 6,6% rispetto al 2024, attestandosi a 23,5 miliardi di euro, a dimostrazione del fatto che il rallentamento non ha ancora dato segni di attenuazione.
Questo andamento sta influenzando anche la posizione dell’Europa nel mercato globale. Nel 2025, la quota europea sulla produzione mondiale di macchine utensili è scesa a circa il 30,8%, quasi 2 punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente. Questo trend è particolarmente preoccupante se confrontato con il 2023, quando l’Europa rappresentava il 33,4% della produzione globale. Ciò significa che l’Europa ha perso quasi 3 punti percentuali di quota sulla produzione globale in soli due anni, indicando una graduale erosione della sua “posizione industriale”.
Inoltre, il mercato europeo delle macchine utensili ha mostrato chiari segni di indebolimento se si considerano i livelli di consumo, che sono diminuiti del 3,7% rispetto al 2024, riflettendo una domanda più contenuto in tutti i Paesi europei. Anche i flussi commerciali hanno registrato un calo: le esportazioni dei costruttori europei di macchine utensili sono diminuite dell'8,8%, mentre le importazioni sono calate del 4,2%. Le principali destinazioni di esportazione per i costruttori europei di macchine utensili (esclusa l'Europa) sono gli Stati Uniti, la Cina e l'India. Contestualmente, osservando i flussi di import europeo di macchine utensili, Giappone, Cina e Corea del Sud continuano a essere i fornitori più rilevanti.
Nel complesso, questi sviluppi confermano che il settore ha operato in un contesto economico difficile, influenzato dal rallentamento degli investimenti, dall’incertezza persistente, dalle tensioni geopolitiche e dall’indebolimento della dinamica sia dei mercati europei che di quelli globali. Nel loro insieme, questi fattori hanno ridotto la domanda di macchine utensili e hanno influito negativamente sulle condizioni di attività delle associate a CECIMO.
Un quadro simile emerge osservando i livelli degli ordini dell’indice CECIMO8*. Gli ordini interni sono diminuiti di circa l'1,7% nel 2025 rispetto al 2024, segnando il terzo anno consecutivo di contrazione. Per contro, gli ordini esteri sono aumentati dell'1,2% nello stesso periodo, rappresentando il primo anno di crescita dopo due anni consecutivi di calo.
Le proiezioni di CECIMO per il 2026 indicano un modesto miglioramento dopo due anni consecutivi di calo della produzione e dei consumi nel settore europeo delle macchine utensili. Si prevede un aumento dei livelli di consumo e produzione nei Paesi europei, il che fa intravedere una possibile stabilizzazione. Le stime di CECIMO relative agli ordini indicano un miglioramento del volume complessivo degli ordini nei paesi dell’indice CECIMO8 nel 2026. Tuttavia, queste prospettive rimangono fragili ed esposte a shock esterni e alle condizioni generali del mercato e dovrebbero quindi essere interpretate come una fase di transizione piuttosto che come una piena ripresa.
Il settore continuerà a operare in un contesto altamente incerto, caratterizzato da tensioni e conflitti geopolitici, rischi commerciali, possibili misure tariffarie, volatilità del mercato energetico e dinamiche di investimento deboli nelle principali economie europee. Poiché i costruttori europei di macchine utensili rimangono fortemente esposti al commercio internazionale e ai cicli di investimento industriale, qualsiasi deterioramento di queste condizioni potrebbe limitare la ripresa prevista e le possibili riprese future.
Allo stesso tempo, CECIMO intravede un potenziale sostegno derivante dagli effetti positivi di ricaduta legati agli investimenti pubblici e a settori strategici quali la difesa, l’aerospaziale, l’elettrificazione, le tecnologie legate all’intelligenza artificiale e l’ingegneria avanzata. Questi settori potrebbero contribuire a sostenere la domanda di soluzioni di produzione avanzate e ad alta precisione, ma il loro impatto dipenderà da un’attuazione tempestiva e dall’evitare ulteriori rinvii.
Un contesto commerciale stabile, maggiori investimenti industriali e misure politiche efficaci potrebbero segnare l'inizio di una graduale ripresa per il settore europeo delle macchine utensili. Senza queste condizioni, l'Europa rischia di indebolire ulteriormente la propria posizione nel campo delle tecnologie delle macchine utensili, mentre i concorrenti globali continuano a rafforzare le loro capacità industriali.
“La situazione attuale conferma che l’Europa non può dare per “garantita” la propria leadership industriale. I costruttori europei di macchine utensili continuano a operare in un contesto difficile, caratterizzato da un calo della domanda, da una persistente incertezza globale e da una crescente pressione competitiva. Sebbene possano emergere alcune opportunità in settori strategici, l’Europa ha bisogno di un quadro politico stabile, di maggiori investimenti industriali e di una più rapida attuazione delle misure a sostegno della produzione avanzata”, ha commentato François Duval, presidente CECIMO.
Ucimu: ancora in calo l’indice degli ordini del secondo trimestre 2026 (-25,8%) ordini esteri (-15
Riccardo Rosa, presidente UCIMU: “per vedere gli effetti dell’iperammortamento dobbiamo attendere i prossimi mesi ma abbiamo grande fiducia per questa misura che ci accompagnerà fino a settembre 2028”. Nel secondo trimestre 2026, l’indice degli ordini di macchine utensili elaborato dal Centro Studi & Cultura di Impresa di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE segna un calo del -25,8% rispetto al periodo aprile-giugno 2025. In valore assoluto l’indice si è attestato a 47,8 (base 100 nel 2021). Il risultato esprime la difficoltà che i costruttori italiani di macchine utensili hanno incontrato sia sul mercato interno che su quello estero. In particolare, gli ordini raccolti oltreconfine hanno segnato un decremento del -15,3% rispetto al secondo trimestre del 2025, per un valore assoluto di 63,2. In calo anche la raccolta ordinativi in Italia, risultata pari a -38,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il valore assoluto dell’indice si è attestato a 33,1. Riccardo Rosa, presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE, ha affermato: “L’incertezza del contesto geopolitico - agitato dalle guerre, dalla crisi di Hormuz e dall’atteggiamento decisamente preoccupante del presidente degli Stati Uniti rispetto alla politica internazionale - ha minato profondamente l’equilibrio già precario in cui l’industria di settore si trovava a operare”. “Il calo delle consegne all’estero, visto il momento, è comprensibile e ce lo aspettavamo. L’attività ha rallentato ma, come è nelle nostre corde, abbiamo cercato di orientare l’offerta verso quelle aree che sono interessate meno direttamente da conflitti e criticità, differenziando, ove possibile i settori di sbocco della nostra offerta”. “Certo è - ha continuato il presidente Riccardo Rosa - che i numeri e i valori di investimento assicurati un tempo dall’automotive non possono essere rimpiazzati dalla domanda espressa da altri settori seppur dinamici, come difesa, aerospace ed energia. Per tale ragione, ancora una volta, chiediamo a chi ci rappresenta in Europa di tornare sui propri passi adottando, nella definizione dei piani di sviluppo per l’auto, il principio di neutralità tecnologica. Questo approccio permetterebbe infatti alla filiera, e a tutto il suo ampio indotto, di gestire correttamente il passaggio in atto non solo nel rispetto dell’ambiente ma anche salvaguardando, ove possibile, l’occupazione”. “Sul fronte interno le imprese hanno atteso i chiarimenti dell’iperammortamento per confermare le loro intenzioni di acquisto. Dal 12 giugno, giorno in cui tutti i passaggi operativi sono stati completati, l’iperammortamento sta dando i suoi frutti. Da subito abbiamo rilevato un cambio di atteggiamento degli utilizzatori italiani: gli ordini cominciano ad arrivare”. “Dovremo però attendere ancora qualche mese affinché l’effetto sia ben espresso nelle nostre rilevazioni ma siamo decisamente fiduciosi. Anche perché, nel frattempo, abbiamo il dato del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che, al 9 luglio, segnalava l’inserimento di 7.000 comunicazioni sulla piattaforma GSE per un valore di 2,5 miliardi”. “Al MIMIT va il grande merito di aver previsto per questo incentivo una durata pluriennale. La sua operatività fino a settembre 2028 dovrebbe garantire una programmazione ragionata degli investimenti in nuove macchine utensili e tecnologie di produzione da parte dei clienti italiani, permettendo anche a noi costruttori di pianificare l’attività di produzione sul medio periodo”. “L’auspicio - ha concluso Riccardo Rosa - è quello di veder tornare presto il mercato italiano sui livelli del 2021-2022 quando valeva oltre 6 miliardi di euro. Anche perché la nostra industria manifatturiera ha necessità di innovare per mantenersi competitiva nel contesto internazionale dove digitale e AI stanno ridisegnando completamente le regole del gioco”.
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